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Il nuovo organo della chiesa parrocchiale di Vittuone.

di Federico Borsari




 Organo Vittuone L'inaugurazione del nuovo organo della chiesa parrocchiale di Vittuone, un Comune della cintura ovest di Milano, ci offre lo spunto per parlare in modo più approfondito del mercato degli organi usati.
Come per tutti i beni, mobili ed immobili, anche per gli organi a canne esiste un mercato dell'usato. Questo mercato è sempre esistito ed anche in passato sono stati numerosi gli strumenti, anche di grande importanza, che hanno "cambiato aria", spesso per trovare nuova vita ma anche, in alcuni sfortunati casi, per essere dimenticati; per fare un paio di esempi "nostrani", citeremo qui l'organo realizzato da Vegezzi-Bossi negli Anni Trenta del secolo scorso per la chiesa-santuario di Santa Rita di Torino (ricordiamo personalmente con affetto e nostalgia questo strumento su cui, nelle serate di libera uscita dal servizio militare presso la vicina Caserma Monte Grappa, nell'anno 1975 ci recavamo a studiare e di cui abbiamo allora registrato -forse unica registrazione esistente- il suono) che oggi ritroviamo, rimodernato e rifatto, nella chiesa di S.Antonio di Sestri Levante ed il grande Tamburini cinque tastiere progettato da Germani e realizzato nel 1951 per l'Auditorium Pio XII di Roma (meglio conosciuto come Auditorium di via della Conciliazione) che oggi troviamo nella chiesa di S.Giovanni Bosco di Bologna alla quale fu donato nel 1989 dal Vaticano.
Il "mercatino dell'usato" degli organi è senpre stato, quindi, in attività ma è stato con l'avvento di Internet e dei socialmedia che ha assunto proporzioni considerevoli e, soprattutto, di respiro internazionale. Esistono sulla grande rete moltissimi siti (in prevalenza britannici e statunitensi), alcuni dei quali gestiti da organari ed altri da agenzie di intermediazione, che si dedicano esclusivamente a questo tipo di commercio e, andandone a visionare le pagine, possiamo trovare centinaia di strumenti (ma anche parti di essi, tastiere, pedaliere, consolles, registri ed accessori) che vengono proposti per l'acquisto. I prezzi sono molto variabili e dipendono da diversi fattori tra i quali la qualità del materiale, la fattura, le condizioni di manutenzione e molti altri e non è affatto raro trovare interi organi completi che possono "venire via" a costi molto convenienti (in alcuni casi anche a meno di un terzo del costo che occorrerebbe per costruire nuovo lo stesso strumento). E' evidente che, a queste condizioni, molte realtà che desiderano dotarsi di un organo senza spendere le cifre necessarie per uno strumento nuovo, sempre più approfittano di queste vere e proprie "occasioni". E' altrettanto evidente che molto spesso (a parte alcuni casi sporadici) questi "usati" abbisognano di essere sistemati, adattati, ripuliti, rimessi in funzione ed anche, talvolta, completamente restaurati ed è in questo modo che i costi di queste operazioni vanno ad incidere sul prezzo finale che comunque, nella maggioranza dei casi, rimane assai conveniente.
E' opinione comune che la maggior parte degli organi usati in commercio siano di provenienza britannica. In effetti c'è stato un periodo, nei decenni trascorsi, in cui moltissime realtà inglesi (e statunitensi) hanno visto la sostituzione di strumenti, neppur tanto vecchi (anche degli Anni Sessanta-Settanta del secolo scorso), con nuovi organi di tipo germanico-neobarocco, andando ad incrementare notevolmente il numero di strumenti disponibili sul mercato dell'usato; è altrettanto vero che, soprattutto negli ultimi anni, grazie all'internazionalizzazione delle offerte via web, sono strumenti di qualsiasi scuola che vanno sempre più popolando -e saturando- il mercato ed in effetti, andando oggi a sfogliare le offerte di un noto sito di commercio organi usati, possiamo constatare che su di un'ottantina di proposte gli strumenti inglesi sono neppure una decina, il grosso dell'offerta è costituito da organi di fattura germanica (tra cui anche un tre tastiere con quaranta registri degli Anni Cinquanta proposto a meno di ventimila Euro) mentre gli organi italiani sono anch'essi meno di una decina e comprendono sia organi classici (quasi sempre positivi sei-settecenteschi, probabilmente provenienti da piccole chiese od oratori dismessi) che moderni di recente fattura.
Le opinioni su questo tipo di commercio sono differenti e discordanti. Noi non entriamo nel merito della tipologia dell'attività, che è una normale attività di commercio che fa incontrare domanda ed offerta; rimaniamo però abbastanza amareggiati dal fatto che molte chiese considerino i loro organi, che sono patrimonio delle comunità e non loro proprietà privata, allo stesso modo di un banale elettrodomestico. Gli organi, così come le chiese stesse e le opere d'arte che contengono, non sono "attrezzi" da buttare o vendere quando non funzionano o non servono più; sono testimonianze di fede, di arte, di musica e di religiosità spesso realizzate con il contributo di centinaia di persone che hanno voluto lasciare il loro contributo alla chiesa in cui sono state battezzate, comunicate, cresimate, sposate e benedette per il loro ultimo viaggio terreno. Gli organi sono storia, e la storia non si vende e non si commercia.
 Organo Vittuone Detto questo, andiamo a trattare del nuovo organo della chiesa parrocchiale di Vittuone, che proviene -per l'appunto- dal mercato degli strumenti usati (in questo caso britannico) ed è figlio di una storia che, vista con gli occhi dell'attualità, sembrerebbe appartenere a tempi passati.
Bisogna prima di tutto dire che la chiesa parrocchiale di Vittuone è relativamente recente; fu eretta nel 1848 sulle rovine di un precedente oratorio dedicato ai Santi Nazario e Celso e risulta che al suo interno, fino a mezzo secolo fa, vi fosse ubicato un organo che fu dismesso per ignoti motivi. La chiesa, quindi, fino ad oggi era sprovvista di un organo.
A questo punto, e parliamo di sei anni fa, entra in scena la bella storia "all'antica" che ha portato la chiesa ad avere oggi un nuovo organo. Il protagonista di questa storia non è nè un ricco industriale della zona in vena di munificenza nè, tantomeno, una fondazione bancaria od una pubblica istituzione ma... un pensionato ultraottuagenario che già da tempo accarezzava il desiderio di poter donare alla chiesa del suo paese quell'organo che da troppo tempo mancava. Questo benefattore, che non citiamo per ovvi motivi di riservatezza e privacy, è un ex impiegato non vedente che alla veneranda età di ottantadue anni, rimasto solo e proprietario di alcuni modesti immobili, ha deciso di venderli e di destinarne il ricavato per l'acquisto del nuovo organo della sua parrocchia, che ha voluto donare in memoria dei suoi genitori.
Pare, ma è vicenda comune in questo genere di cose, che le maggiori difficoltà il benefattore le abbia incontrate proprio dal suo vecchio parroco, difficoltà che egli ha elegantemente "bypassato" rivolgendosi direttamente alla Curia Vescovile, che lo ha sostenuto e che ha fatto in modo che il suo desiderio, anche a seguito dell'arrivo di un nuovo parroco, diventasse realtà.
La necessità di ricorrere al "mercatino dell'usato" degli organi è stata dettata dal fatto che, in ogni caso, il costo di uno strumento nuovo sarebbe stato al di fuori della portata delle possibilità economiche del donatore. E' così che si è reperito quello che, in gergo, verrebbe definito come "usato sicuro", un bell'organo realizzato nel 1963 da Harrison & Harrison per il Sydney Sussex College di Cambridge, uno dei più prestigiosi college inglesi (alcuni suoi membri divennero famosi, insieme ad Alan Turing, durante la seconda guerra mondiale per aver partecipato alle operazioni segrete di Bletchley Park), strumento dismesso e recentemente sostituito da due organi neobarocchi, uno costruito da Taylor & Body nel 2014 e l'altro da Flentrop nel 2016.
Si tratta di un bell'organo di impostazione timbrica solidamente "britannica" novecentesca in cui sono integrate, come da prassi del secolo scorso, diverse mutazioni che ne rendono più "brillante" il colore. Molto "solidi" i "Fondi" con i classicissimi Diapason nelle due versioni (Open e Stopped), ripieni "misurati" e mai ridondanti e seconda tastiera che per disposizione fonica può benissimo essere considerata, più che uno Swell, come un "positivo espressivo". Curiosamente, non troviamo alcun violeggiante (neppure la tradizionale Gamba) nè "battenti" come l'Unda Maris o la Voce Celeste. Tutte queste particolarità denotano chiaramente l'impostazione di tipo quasi "neoclassico" che ha caratterizzato l'organaria inglese del secondo Novecento.
L'organo conta 22 registri nominali (31 reali di cui uno, la Tromba al Great, di nuova installazione) disposti su due tastiere di 61 note e pedaliera radiale-concava di 32 note. Il materiale fonico è stato accuratamente restaurato ed integrato, disponendolo in una bella cassa su tribuna in controfacciata mentre la consolle, originale e chiusa da tradizionalissime ante vetrate in stile squisitamente inglese, è stata accuratamente restaurata. Tutto l'organo è stato dotato di un nuovo sistema trasmissivo elettrico che ne rende prontissima la risposta e notevoli le performances musicali. Tutto il lavoro è stato effettuato con perizia assolutamente filologica dalla bottega artigiana dell'organaro Pietro Corna di Leffe. Lo strumento è stato solennemente inaugurato il 4 Maggio 2019 scorso con un grande concerto a cui hanno partecipato gli organisti Carlo Tunesi e Luca Ratti, la Corale di Vittuone diretta da Beatrice Restelli e la Corale di Ponte Nuovo di Magenta diretta da Carlo Tunesi con musiche di Bach, Palestrina, Franck, Guilmant, Widor e Rossini.
Di seguito la disposizione fonica:

I - Great

Open Diapason 8
Stopped Diapason 8
Octave 4
Block Flute 2
Superoctave 2
Mounted Cornet 4 ranks
Mixture 4 ranks
Trumpet 8
II - Swell

Gedackt 8
Principal 4
Octave 2
Tierce 1-3/5
Larigot 1-1/3
Mixture 3 ranks
Contra Fagotto 16
Trumpet 8
Pedal

Subbass 16
Flute 8
Principal 8
Octave 4
Mixture 3 ranks
Bombarde 16
Fagotto 16 (dallo Swell)
Trumpet 8 (dal Great)


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