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Il Centenario dell'organo della chiesa di Cremolino




Cremolino - Centenario dell'organo Carlo Vegezzi-Bossi
Organista: Paolo Oreni
Organo Chiesa Parrocchiale di Cremolino
Fugatto Records - FUG 056 - DDD - 2014

Questo disco celebra un centenario, quello dell'organo della chiesa parrocchiale di Cremolino, in provincia di Alessandria, costruito esattamente cento anni fa, nel 1914, da Carlo Vegezzi Bossi. Quello che più colpisce, in questa produzione, è la particolarità del repertorio, che comprende musiche proprie del periodo di costruzione dello strumento alternate ad improvvisazioni contemporanee del nostro Paolo Oreni. Ma per comprendere le motivazioni di questo repertorio dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di, appunto, cento anni.
Negli archivi della Parrocchia di Cremolino esiste, ovviamente, tutto il carteggio relativo alla costruzione di questo organo, ed è appunto compulsando il nutrito fascicolo che ci si è imbattuti nel programma del concerto di inaugurazione, che si era tenuto il giorno 6 settembre 1914. Quel concerto ebbe due particolarità: la prima è che a tenerlo furono due organisti, Geremia Piazzano, allora Maestro di Cappella ed organista a Vercelli, e Cecilio Manfredi, Organista e Direttore della Cappella Musicale di Novara. I due organisti si alternarono alla consolle di questo organo e mentre Manfredi proponeva musiche di autori di quell'epoca, Piazzano si esibiva in brillanti improvvisazioni. La seconda è il repertorio; è interessantissimo vedere, tra i brani proposti da Manfredi, una Toccata di Carl Philipp Emanuel Bach (in quell'anno ricorreva il bicentenario della nascita), tre brani di Guilmant, due brani di Dubois, due di Bonnet, uno di Remondi, uno di Gaston Bélier ed uno di Charles Wakefield Cadman. Come si vede, un repertorio assolutamente "contemporaneo" (tutti gli autori presentati, tranne Guilmant che era morto solo tre anni prima, erano viventi, giovani -Bonnet aveva allora appena trent'anni- e già famosissimi). Insomma, fu un concerto che noi oggi definiremmo "di musica contemporanea", ed è molto curioso constatare come sia abbastanza difficile (se non quasi impossibile) ai giorni nostri trovare nelle varie rassegne organistiche programmi che privilegino gli autori (pochissimi per la verità) contemporanei, così come ben raramente nei concerti di oggi vengono presentate musiche di quegli autori (Cadman, Remondi, Bélier.... chi li ricorda -e li suona- più oggi?).
Quel concerto è stato preso quindi come punto di riferimento per questo disco. Il Comitato per il Centenario dell'organo, appositamente costituito per l'occasione, a fronte di diverse proposte presentate, ha infatti deciso per un un repertorio che, ricalcando le orme del 1914, riproponesse alcuni dei brani del concerto di inaugurazione alternandoli ad improvvisazioni contemporanee. Il risultato è oltremodo interessante e sicuramente "diverso" dalle normali produzioni discografiche, anche da quelle più spiccatamente e storiograficamente filologiche.
Il disco si apre con il Preludio dalla Terza Sonata di Guilmant, ed è molto significativo rimarcare il fatto che con questo stesso brano si aprì il concerto inaugurale del 1914. Un imponente Preludio è la prima improvvisazione che Paolo Oreni ci propone, nell'ambito di una Sinfonia improvvisata che si snoderà attraverso il disco fino alla Toccata conclusiva. Seguono poi due brani di Dubois, Fiat Lux e In Paradisum tratti dai "Pièces Nouvelles", a cui succede un brillantissimo Scherzo improvvisato di Oreni; due brani composti da Bonnet nel 1910 e tratti dall'Op. 7, Elfes e Caprice Heroïque precedono gli ultimi due tempi della Sinfonia improvvisata di Oreni, Adagio e Toccata, che concludono splendidamente questa incisione.
Come si può vedere, si tratta di un repertorio che definire interessante è riduttivo assai e che se da una parte soddisfa pienamente le esigenze di un pubblico vastissimo, dall'altra presenta una percentuale di "chicche" musicali di altissimo valore che solleticheranno abbondantemente le esigenze e le preferenze degli addetti ai lavori.
Di Paolo Oreni, che conosciamo da una quindicina di anni e di cui abbiamo sempre seguito ed apprezzato le gesta artistiche e che consideriamo uno dei migliori interpreti ed improvvisatori in campo mondiale, possiamo dire che in questo disco, oltre a confermare tutte le le sue migliori qualità, ci presenta una capacità di cogliere in profondità non solo l'ispirazione e l'essenza musicale più genuina dei brani ma, anche, lo spirito che anima questa produzione discografica. Tecnica superba, approccio quanto mai appropriatamente filologico al repertorio e arte dell'improvvisazione sopraffina, figlia dei lunghi anni di perfezionamento con Jean Guillou e perfetta padronanza dello strumento e delle sue risorse foniche rendono quest'interpretazione "maiuscola" sotto tutti i punti di vista. In questo disco troviamo un Paolo Oreni musicista completo ed improvvisatore di altissimo livello, delicato e di grande sensibilità, che ci propone una Sinfonia degna dei più grandi improvvisatori francesi, lontana anni-luce dalle improvvisazioni chiassose, sgangherate e raffazzonate che troppo spesso si sentono in giro oggi. Per ciò che riguarda i brani, siamo stati invece assai impressionati dalla dolcezza e delicatezza con cui egli tratta "In Paradisum" di Dubois ed "Elfes" di Bonnet, dall'energica vitalità con cui avvolge il "Fiat Lux" ed il "Caprice Heroïque" e dalla maestosa e misurata imponenza del "Preludio" di Guilmant.
Sull'organo bisogna qui aprire un discorso a parte. Le sue timbriche sono proprio quelle degli organi del "Carletto" migliore, quello degli anni d'oro, che attingeva largamente, ma sempre in misura attentamente rigorosissima, alle timbriche europee di quel tempo (ed in questo organo, seppur di modeste dimensioni troviamo un bel Diapason britannico di 8 piedi che fa da robusta base al Grande Organo, uno splendido Violon francese di 16 piedi al pedale che quando parte fa tremare le vetrate della chiesa ed altre due o tre particolarità di grande pregio) e che sfornava strumenti che nulla avevano da invidiare (ed in alcuni casi erano anche superiori sia qualitativamente che timbricamente) ai grandi strumenti francesi, tedeschi ed inglesi di quell'epoca. A questo proposito, è curioso notare come le sonorità di questo disco, proposte "a scatola chiusa" a diversi organisti, siano state identificate, senza alcun dubbio, ed attribuite ai Cavaillé-Coll francesi.
L'organo di Cremolino presenta due tastiere di 58 note, pedaliera retta di 30 note e 24 registri nominali (31 reali) con trasmissione pneumatica tubolare (perfettamente funzionante) e consolle a finestra laterale (anch'essa perfettamente funzionante). Nel 1994 è stato restaurato dai Fratelli Marin di Genova, i quali hanno anche aggiunto una consolle elettrica in chiesa ed è stato completamente ripulito e revisionato da Pietro Corna nel mese di Maggio scorso 2014. Viene regolarmente ed abitualmente impiegato per l''utilizzo liturgico, per attività concertistica di alto livello e per lo svolgimento di concorsi organistici, corsi e masterclasses.
Tecnicamente, questa produzione è ottima e si avvale dell'opera del già più volte citato su queste pagine Federico Savio. Per l'occasione, abbiamo avuto modo di seguire da vicino (durante le sessioni di registrazione effettuate nella notte tra il 16 ed il 17 Luglio 2014) l'operato di questo "mostro sacro" della registrazione discografica e siamo rimasti veramente impressionati dalla professionalità, dalla cura (anche per i minimi particolari), dalla precisione e dalla passione che egli mette nel suo lavoro, in cui nulla è lasciato al caso, ed abbiamo finalmente compreso i motivi per cui le sue registrazioni sono sempre al "top" della qualità e del livello artistico, pressochè perfette e senza nulla da invidiare a produzioni di major discografiche che mettono in campo veri e propri eserciti di tecnici, fonici ed ingegneri del suono.
Anche in questo disco, come in tutti gli altri da lui curati, troviamo una presa di suono pulitissima in cui le sonorità dell'organo sono "catturate" in tutte le loro minime sfaccettature senza peraltro nulla togliere al giusto "ambiente", una post-produzione eccellente e di altissimo livello ed una curatissima veste grafica, corredata da un esauriente libretto con testi in italiano ed inglese.
In definitiva, un disco molto bello, di sicuro interesse per i melomani più avvertiti ma gradevolissimo anche per l'ascoltatore occasionale ed un'opportunità per ascoltare un magnifico strumento, un grande organista ed un repertorio veramente caratteristico e di grande suggestione.
Da non perdere!



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